martedì 1 febbraio 2011

Il videogioco arte postgeografica

Il videogioco oggi inteso come Opera Multimediale Interattiva è una espressione contemporanea e anacronistica delle arti, contiene tanto citazioni quanto innovazioni nella proposta estetica e nel suo progetto di interazione col fruitore. Miti, eroi, scenari e citazioni di opere d’arte famose si intrecciano con figure di soldati, di personaggi della società contemporanea, filosofie, fantascienze, e possiamo trovare tanto ispirazioni e ri-creazioni in ambito Pop quanto rinascimentale e primitivo.   
L’opera e le opere personali dei games designer e dei concept artist vivono soprattutto nella memoria dei loro hard-disk, si affacciano al mondo dai blog e dai siti individuali. Migliaia di ‘tavole’, di sketch, di scenari, di visioni e characters, portano in sé l’immaginazione e la vitalità del proprio creatore e non per forza possono arrivare al fruitore di quest’arte, se non essendo parte del gameplay di un gioco.
La categoria dei concept artist è particolare rispetto a quella immediata di artisti contemporanei. L’arte da loro prodotta possiamo dire essere postgeografica, sia per contenuti interni sia per contenuti relazionali tessuti al fine di realizzare il prodotto videogioco.
Nel caso individuale l’immaginario dell’autore non riporta segnali precisi del proprio contesto storico-culturale-sociale reale, almeno nella più parte degli artisti, ma proietta e produce visioni autonome spesso autoreferenziali, efficaci nel creare nuove mappe, nuove architetture, nuove forme di vita, vicine all’ispirazione tardo romantica quanto a quella della fantascienza così come ai temi della fotografia e della pittura contemporanee. In questo caso l’opera viene prodotta in toto dall’autore e porta le caratteristiche complessive della sua impronta personale.
Nel caso del prodotto videogioco è invece una bottega globale a operare dove ciascun artista è preposto a un ruolo tecnico preciso: chi realizza il personaggio, chi lo scenario, chi l’architettura, chi l’animazione, chi le luci e le ombre, chi la musica. Il risultato finale è una grande macchina-da-gioco-opera-d’arte dalle complesse qualità estetiche e psico-sociologiche creata da una coralità di autori alla base della filiera videoludico-artistica e di consumo.
“Arte è tutto ciò che gli uomini chiamano arte” affermava Benedetto Croce. “Un gioco è un gioco solo quando lo afferma il giocatore” specificava Gregory Bateson. Il confine tra piacere ludico, arte e etnomatematica è sempre più sottile, mentre crescono i titoli dei videogiochi disponibili e oggi condivisibili in rete. Non solo la bottega globale dei creatori, ma anche la fruizione collettiva postgeografica dei giocatori, da ogni parte del pianeta, segna una novità nella fruizione delle opere con ‘l’applicazione tecnologica nell’era della sua manua(bi)lità artistica’. 
Entrano nel nostro mondo o stiamo entrando noi nel loro?

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