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lunedì 28 giugno 2021

Con Neoludica e Ubisoft anche la Virtual Photography di Emanuele Bresciani alla mostra ITALIAE. Dagli Alinari ai maestri della fotografia contemporanea

 

FORTE DI BELVEDERE FIRENZE, dal 25 giugno al 10 ottobre 2021 

a cura di Rita Scartoni Luca Criscenti, nata da un’iniziativa del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, prodotta da Fratelli Alinari Idea SpA

 

La VP di Emanuele Bresciani, a destra, Forte di Belvedere

Il fascino e la diversità dell’Italia, dei suoi paesaggi, della sua creatività e delle sue persone è in “Italiae. Dagli Alinari ai maestri della fotografia contemporanea” una delle due mostre che, dal 25 giugno al 10 ottobre 2021, occupa gli spazi della Palazzina del Forte di Belvedere, a Firenze nell’ambito dell’iniziativa Ieri, oggi, domani. Italia autoritratto allo specchio, iniziativa promossa dal Comune di Firenze organizzata da MUS.E con il supporto di Fondazione CR Firenze, Unicoop Firenze e Mazzoleni.Italiae, a cura di Rita Scartoni Luca Criscenti, nata da un’iniziativa del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, prodotta da Fratelli Alinari Idea SpA, è promossa dalla Fondazione Alinari per la Fotografia (organismo fondato dalla Regione Toscana per la conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio fotografico Alinari).



Un archivio di 75 fotografi - da Gianni Berengo Gardin a Paolo Pellegrin, da Gabriele Basilico Gian Paolo Barbieri, da Luigi Ghirri a Mario Giacomelli e Ferdinando Scianna, solo per citarne alcuni - che hanno ritratto il Bel Paese ognuno a loro modo e con il loro interesse peculiare. Un secolo e mezzo di storia in una composita antologia di scatti, per ricreare un’ideale galleria di ritratti e memorie, capace di testimoniare la ricchezza del Paese e al tempo stesso la straordinaria vitalità della fotografia italiana. La selezione di scatti, senza pretendere di riassumere nella sua interezza la complessità della fotografia italiana, si pone in ogni caso come una sfida, e un mezzo per esplorare scelte estetiche e linguaggi che hanno attraversato oltre 160 anni di immaginitra foto d’atelier, pittorialismo, concettualismo, cronaca e ricerca artistica. Un percorso che comincia dalle fotografie dei Fratelli Alinari e da quel vasto mondo che intorno ad essi, in termini di collezioni e archivi rappresentati, si è andato formando per giungere, attraverso i grandi maestri della fotografia del Novecento, fino alle più aggiornate sperimentazioni. Il risultato si può leggere anche come un breve compendio di storia delle tecniche fotografiche che parte dal calotipo e arriva alla Virtual Photography in gameProprio in questa sezione si inserisce il lavoro fatto dai fondatori di Neoludica Debora Ferrari e Luca Traini con la curatrice Rita Scartoni: portare nella visione della fotografia contemporanea l’esperienza della Virtual Photography, da una decina d’anni praticata a livello mondiale ed esplosa negli ultimi anni come fenomeno social, con un esponente italiano pioniere di questa tecnica, Emanuele Bresciani, che nel 2020 ha esposto le sue fotografie anche al Museo D’Arte Contemporanea Fondazione Meli di Luzzana (BG) oltreché con Neoludica a Venezia, Firenze, Milano, Roma negli anni precedenti. Operazione iniziata 12 anni fa con l’obiettivo di far riconoscere le Game Art nel serbatoio visivo delle arti contemporanee e che acquista rilievo in questo contesto perché uno scatto in Assassin’s Creed ® con Ezio Auditore davanti alla Cupola di Santa Maria del Fiore ci porta nell’oltretempo dei videogiochi storici creati da Ubisoft ®: il soggetto è rinascimentale ma lo scatto è con l’ultima tecnologia fotografica esistente, quella col PhotoMode.


“La mostra apre con un’opera di Walter Niedermayr e chiude con un toccante scatto di Paolo Pellegrin - spiega la curatrice Rita Scartoni - Nel mezzo tanti autori, tutti amatissimi, dai maestri del Novecento, come Mario Giacomelli, Luigi Ghirri, Gabriele Basilico, ai contemporanei Alex Majoli, Olivo Barbieri, Mario Spada, Gabriele Croppi, ad artisti emergenti come Paolo Spigariol. In questo caleidoscopio di sguardi a fare da legante sono le immagini degli Archivi Alinari. L’Archivio si apre e dialoga con il contemporaneo anche al di fuori di rigide griglie cronologiche, giocando con i formati e il tema della riproduzione e della ‘riproducibilità’, della fotografia, per cogliere attraverso assonanze quell’insieme variegato di incanti, saperi, contraddizioni che fanno dell’Italia un paese speciale. Ed è con questa chiave di lettura, la molteplicità - molteplicità degli sguardi, dei paesaggi, delle ricchezze artistiche e culturale - che l’Italia si ri-presenta al mondo, dopo un periodo particolarmente duro. Questa di Firenze è infatti l’unica sede italiana della mostra che, in duplice copia, ha già iniziato un nutrito programma di circuitazione in molti paesi europei (Minsk, San Pietroburgo e Berlino le tappe già confermate) ed extraeuropei. Voglio credere che gettare uno sguardo su chi siamo, e chi siamo stati, possa aiutarci a focalizzare le sfide del futuro”.

La mostra si articola in tre sezioni Paesaggi, Opere, Volti, ciascuna in grado di costituirsi come ideale percorso geografico, storico e artistico, per cogliere, in una poliedrica varietà di temi, le mutazioni di un Paese in continua evoluzione: Nord e Sud, città e campagna, lavoro e feste, tradizione e innovazione, storia sociale e vita culturale. Visioni dove la sorpresa è nella “messa in scena”, nelle scelte originali di ciascun interprete. Una proposta che è anche un modo di percorrere le trasformazioni del Paese, con un linguaggio capace di cogliere le diversità geografiche, di percorrere le profondità della storia e di entrare nelle pieghe del territorio. Quel palinsesto che fa delle tante Italie una sola Italia, parla di frontiere culturali mutevoli, la cui complessità è costituita da secoli di confronti e contaminazioni; una selezione ragionata, che attraverso immagini colte da sguardi diversi, è in grado di costituirsi come racconto mobile e variegato, rispecchiando nelle forme il fondo mobile e vitale di un Paese ricco di storie e memoria.

La sezione Paesaggi vede l’Italia da prospettive inconsuete, reinterpretata dallo sguardo partecipe e coinvolto di grandi maestri dell’obiettivo per raccontare un paesaggio al tempo stesso riconoscibile e mutevole. Un paesaggio che continua a meravigliare, dall’Ottocento ai nostri giorni, per la sua varietà e per l’incontro irripetibile tra natura e uomo: rilievi montuosi, coste, vie d’acqua, bacini lacustri e colline fanno da scenario e da contrappunto alle tracce della storia antica e recente e ai mutamenti del profilo delle città e dei centri abitati. In questa discontinuità, in un territorio limitato nelle dimensioni, il paesaggio italiano non si presenta solo come insieme di frammenti. Diviene piuttosto il volto di una comunità, l’immagine di un sistema in cui le componenti antropiche e naturali, presenti e passate, vivono in una relazione strettissima, e dove è l’intreccio tra uomo e ambiente a dischiudere e ricreare un senso di appartenenza, restituito con freschezza e cura del dettaglio dalle diverse e uniche sensibilità dei fotografi.

L’opera dell’uomo
 è al centro della seconda sezione, dove l’Italia creativa emerge nella sua tumultuosa evoluzione: dalla fabbrica di maccheroni alle moderne sperimentazioni nel settore biomedico o in quello aerospaziale. Si passa così da un mondo legato ai ritmi lenti delle stagioni, raccontato in modo impareggiabile dai bianco e nero di Ottocento e Novecento, a una società industriale matura, inserita in un mondo automatizzato e globalizzato e decisamente fotogenica. Trasformazioni che si rispecchiano nel più ampio mutamento della società italiana, dove resta, come minimo comun denominatore, un’operosità fatta di impegno, abnegazione, fantasia, successi. La fotografia italiana racconta l’uso creativo delle risorse del territorio e una sapienza artigiana che ha saputo affiancarsi e costeggiare al meglio il progresso scientifico e tecnologico degli ultimi anni.

L’ultima sezione della mostra è quella dedicata ad un’ideale rivisitazione della grande tradizione ritrattistica italiana
, con volti e figure diversi per epoca e regione, età e ceto sociale, colti e descritti nel tempo della scuola, nel tempo del lavoro e nel tempo libero, soggetti singoli o in comunità, statici e in movimento. In questa breve rassegna, i volti sfilano in mostra in una originalissima storia del paesaggio sociale italiano, cui fa da sfondo e contrappunto l’evolversi delle tecniche fotografiche. Volti che si trasformano, sempre diversi, sempre meno segnati dallo sforzo e dalla fatica, immortalati tramite l’impiego di tecniche e composizioni costantemente nuove, in grado di restituire e delineare una cronaca sociale e sentimentale dell’Italia che cambia. E in cui, a fare davvero la differenza, è l’incontro irripetibile tra il fotografo e il soggetto rappresentato.

Fotografie di:

Stabilimento Alinari, Vittorio Alinari, Aurelio Amendola, Stabilimento Anderson, Isabella Balena, Vincenzo Balocchi, Gian Paolo Barbieri, Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Raffaello Bencini, Giorgio Benvenuti, Gianni Berengo Gardin, Studio Betti Borra, Antonio Biasiucci, Piergiorgio Branzi, Emanuele Bresciani, Stabilimento Brogi, Luigi Bussolati, Henri Chouanard, Cesare Colombo, Studio Corsini, Mario Cresci, Gabriele Croppi, Giovanni Crupi, Gustave de Beaucorps, Stefano De Luigi, Simone Donati, Franco Fontana, Paolo Formichella, Andrea Frazzetta, Maurizio Galimberti, Alessandro Gandolfi, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Luigi Leoni, Stefano Lista, Massimo Listri, Lorenzo Maccotta, Alex Majoli, Giuseppe Malovich, Emiliano Mancuso, Fosco Maraini, Achille Mauri, Francesco Paolo Michetti, Nino Migliori, Carlo Mollino, Davide Monteleone, Walter Niedermayr, Cristina Nuñez, Paolo Pellegrin, Mauro Puccini, Sergio Ramazzotti, Mauro Ranzani, Fulvio Roiter, Giorgio Roster, Ferdinando Scianna, Vittorio Sella, Shobha, Massimo Siragusa, Giorgio Sommer, Mario Spada, Paolo Spigariol, Bruno Stefani, Marino Sterle, George Tatge, Giuliana Traverso, Michele Vestrini, Studio Villani, Massimo Vitali, Wilhelm von Gloeden, Marion Wulz, Wanda Wulz, Italo Zannier, Bruno Zanzottera, Otto Zenker.




INFO

Dal 25 Giugno 2021 al 10 Ottobre 2021

LUOGO: Forte di Belvedere FIRENZE

INDIRIZZO: Via di S. Leonardo 1

ORARI: ORE 16.00 - 21.00 MAR - VEN (ultimo ingresso ore 20.00) ORE 10.00 - 21.00 SAB - DOM (ultimo ingresso ore 20.00) LUNEDI CHIUSO

ENTI PROMOTORI: Comune di Firenze

COSTO DEL BIGLIETTO: ingresso gratuito

E-MAIL INFO: info@musefirenze.it

SITO UFFICIALE: http://musefirenze.it

Virtual Photography e Emanuele Bresciani su  www.acartrevlution.com   www.neoludica.eu   

sabato 8 febbraio 2020

SCREENSHOT



Fotografie virtuali di Emanuele Bresciani e Immagini alla deriva di giovani artisti dell’Accademia G. Carrara di Bergamo e dell’Accademia di Belle Arti di Verona

Luzzana, Museo d’Arte Contemporanea – Donazione Meli – Ex chiesa di San Bernardino da Siena
Inaugurazione: sabato 8 febbraio 2020 ore 18.00
Apertura: 9-29 febbraio 2020
mercoledì ore 14.30-18.00; sabato 9.30-12.00; domenica 15.30-17.30



Emanuele Bresciani è un reporter da nuovi mondi, quelli virtuali, le cui mappe si propagano ogni giorno di più nelle cartografie terrestri, nella vita, nel lavoro, nell’arte. I suoi sono reportage nelle sterminate lande retroilluminate dei videogame dove andare attraverso lo schermo, lo specchio contemporaneo di Alice, e fare ritorno con la giusta provvista per la fame di immagini è obiettivo di un’operazione complessa ed esperta che non ha nulla da invidiare alla Fotografia con la “F” maiuscola cui siamo abituati da quasi due secoli. Emanuele è uno dei pionieri a livello mondiale di una nuova arte: la Virtual Photography, conosciuta anche come In-Game Photography.
La sua personale al Museo d’Arte Contemporanea-Donazione Meli di Luzzana, nella suggestiva sede distaccata dell’ex Chiesa di San Bernardino, è una prima mondiale che parla italiano. Come The Art of Games ad Aosta nel 2009 (con tanto di benedizione del CNR) da parte di Neoludica Game Art Gallery, progetto ideato e seguito da Debora Ferrari e Luca Traini (curatori del catalogo di questa mostra e alle cui esposizioni le foto di Bresciani sono sempre presenti), o la partecipazione della stessa alla Biennale d’Arte di Venezia del 2011. I lavori di Emanuele (in copertina uno splendido scatto da Uncharted 4sono le prime opere di Virtual Photography d’autore a essere esposte al di fuori dell’abituale circuito di fiere ed eventi strettamente legati al mondo dei videogiochi.


La Virtual Photography nasce come esperimento di riproduzione della fotografia classica all’interno dei mondi virtuali dei videogame tramite un software interno ai giochi stessi: il Photo Mode. In un’intervista rilasciata a Rolling Stone lo scorso anno l’artista ha descritto in modo efficace i suoi esordi e l’approccio a questa nuova tecnologia e alla sua estetica: “Nel 2004, su una Playstation2 all’avanguardia come non mai, un ispirato Kazunori Yamauchi decide di inserire per la prima volta in un videogioco un software capace di catturare immagini di gioco ricreando una macchina fotografica virtuale all’interno del suo capolavoro Gran Turismo 4. E’ stata una iniziativa pioneristica ed epocale, le cui ripercussioni sono tuttora presenti nell’hardware delle console Sony. Io c’ero, le mie foto piacquero agli amici e spopolarono nei forum di quel tempo, e quella è stata la mia prima esperienza con la Virtual Photography. Nel 2009, un giornalista della rivista Edge di nome Duncan Harris mise online un sito chiamato deadendthrills.com che mi appassionò e motivò a tal punto da mettere online un mio sito di in-game photography chiamato electricblueskies.com (2010-2016)”.
Un fenomeno diventato di massa negli ultimissimi anni, specie fra i giovani. Con l’avvertenza che, come per la fotografia in generale non basta avere in mano una macchina per diventare veri fotografi, per essere dei virtual in-game fotografi non è sufficiente congelare in uno scatto uno screenshot qualsiasi. Anche in questa dimensione virtuale bisogna saper cogliere l’attimo di una scena cruciale, l’istante e i chiaroscuri che rivelano la psicologia di un protagonista, il momento particolare di un’atmosfera che emana da una relazione fra personaggi o da un paesaggio che può anche esulare dal percorso abituale del gioco.


E Bresciani, acuto visitatore di questi mondi, è padrone assoluto di queste pennellature, dando vita a contenuti assolutamente unici e originali, spesso trascendendo il videogioco stesso e restituendo immagini a metà tra la fotografia, il dipinto a olio e l’artwork classico a matita o carboncino: “Uno scatto nasce da un insieme di fattori, il più importante dei quali è l’avere vissuto il gioco a tal punto da averne carpito l’anima e lo spirito più profondi. Diversamente dalla fotografia classica, che si basa sul cogliere un attimo irripetibile in un mondo in perenne movimento e mai uguale a se stesso, la Virtual Photography tende invece a condensare in uno scatto irripetibile un’esperienza lunga anche 50 ore. Perché solo dopo svariate ore in un gioco puoi cogliere le espressioni più singolari di un personaggio, animazioni uniche, piccoli tocchi di classe, dettagli di arredamento o elementi che risaltano particolarmente ad una specifica ora del giorno”.


La mostra è curata da Bruno Ghislandi, che ha inoltre seguito l’esposizione che accompagna le opere di In-Game Photography:  Immagini alla deriva di giovani artisti, progetto coordinato da Agustín Sànchez che vede protagonisti 62 studenti dell’Accademia di Belle Arti G. Carrara di Bergamo e dell’Accademia di Belle Arti di Verona, che espongono ciascuno uno scatto del viaggio che hanno intrapreso su Google Street View.


La creatività dei Virtual Photographer è arte, una ulteriore nuova arte all’interno delle Game Art che si stanno affermando nel XXI secolo. La sempre più stretta connessione fra nuove tecnologie e arte è un marchio decisamente Made in Italy pronto a sviluppare nuovi obiettivi e a superare nuove frontiere dentro e fuori lo schermo.

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